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NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PIANO REGOLATORE URBANISTICO GENERALE(APPROVATO CON DELIBERA GIUNTA REGIONALE N. 30025 del 11.03.1980)

I N D I C E

CAPITOLO 1° DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 Delimitazione del Piano Regolatore Generale
Art. 2 Campo di applicazione
Art. 3 Attuazione del Piano Regolatore Generale
Art. 4 Rilascio della concessione
Art. 5 Sospensione della domanda di concessione
Art. 6 Diniego o rilascio subordinato della concessione
Art. 7 Oneri di urbanizzazione

CAPITOLO 2° PIANIFICAZIONE ESECUTIVA

Art. 8 Piani particolareggiati di esecuzione
Art. 8/bis Piani attuativi
Art. 9 Piani di zona
Art. 10 Lottizzazioni convenzionate

CAPITOLO 3° DISCIPLINA DI ZONA

Art. 11 Azzonamento generale
Art. 12 Zone A
Art. 13 Zone B
Art. 14 Zone C
Art. 15 Zone D
Art. 16 Zone E
Art. 17 Zone F
Art. 17/bis - Zone G
Art. 18 Aree destinate a formare spazi di uso pubblico
Art. 19 Aree di rispetto

CAPITOLO 4° INDICI E NORME DI EDIFICAZIONE

Art. 20 Densità edilizia
Art. 21 Volume degli edifici
Art. 22 Altezza dei fabbricati
Art. 23 Numero dei piani
Art. 24 Distanze
Art. 25 Determinazione delle distanze
Art. 26 Distanza delle costruzioni dalle strade
Art. 27 Aree per parcheggi di autoveicoli

CAPITOLO 5° DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 28 - Edifici produttivi in zone diverse da quelle D
Art. 28/bis Edifici residenziali in zone agricole
Art. 29 - Adeguamento degli edifici non regolamentari
Art. 30 Aree comprese in zone diverse
Art. 31 Facoltà di deroga
Art. 32 Parco locale di interesse sovraccomunale "Sorgenti del Torrente Lura"



CAPITOLO 1° DISPOSIZIONI GENERALI


ART. (1) DELIMITAZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE

Tutto il territorio comunale è interessato per azzonamento, per destinazione d'uso, per allineamento, o per altri vincoli, dal Piano Regolatore Generale, secondo quanto stabilito dalle presenti norme di attuazione ed indicato nelle seguenti tavole:

a) Perimetrazione e suddivisione delle zone territoriali omogenee con riferimento all'ubicazione dei servizi collettivi a carattere locale e viabilità (1:2000);
b) Aree destinate a formare spazi di uso pubblico ed impianti di interesse collettivo (1:2000);

ed inoltre da quando verrà disposto dai successivi Piani Particolareggiati, dai Piani di Zona e dalle lottizzazioni convenzionate con eventuali previsioni planivolumetriche.



ART. (2) CAMPO DI APPLICAZIONE

La disciplina urbanistica del presente P.R.G. si applica:

 a tutte le costruzioni pubbliche o private;

 alle opere che, a norma delle leggi vigenti, sono soggette all'obbligo di autorizzazione, denuncia o notifica;

 alle opere di urbanizzazione.



ART. (3) ATTUAZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE

Il Piano Regolatore Generale verrà attuato mediante:

 programmi pluriennali di attuazione di cui all'art. 13 della Legge n. 10 del 28/1/1977 e all'art. n. 32 e seguenti della Legge Regionale n. 51 del 15/4/1975;

 piani particolareggiati, secondo i modi indicati dall'art. 13 e seguenti della Legge 17/8/1942 n. 1150 e successive modificazioni, il cui ordine verrà stabilito dall'Amministrazíone Comunale;

 piani di zona, secondo i modi indicati dalla Legge n. 167 del 18/4/1962 modificata dalla Legge n. 865 del 22/10/1971 modificata dalla Legge n. 10 del 28/1/1977;

 lottizzazioni convenzionate ai sensi e nei modi indicati dall'art. 28 della Legge 17/8/1942, dall'art. 8 della Legge 6/8/1967 e dal D.M. 2/4/1968 e successive modificazioni;

 singole iniziative edificatorie in accordo con le disposizioni del P.R.G. e del R.E.;

Le aree di proprietà di pertinenza volumetrica degli edifici esistenti, ai sensi delle densità edilizie previste dal P.R.G., si intendono determinate alla data di adozione del piano stesso.



ART. (4) RILASCIO DELLA CONCESSIONE

La concessione relativa all'esecuzione delle opere che si intendono realizzare può essere concessa se il progetto è conforme:

 alle prescrizioni del Piano Regolatore Generale;

 alle disposizioni contenute nei piani particolareggiati;

 alle disposizioni contenute nei Piani di Zona;

 alle disposizioni contenute nelle lottizzazioni convenzionate;

 alle norme del Regolamento Edilizio ed altre leggi vigenti in materia.

 l'utilizzazione totale degli indici di fabbricabilità corrispondenti ad una determinata superficie, esclude ogni successiva richiesta di altre concessioni edilizie sulle stesse superfici tese ad utilizzare nuovamente detti indici, salvo il caso di demolizione e ricostruzione, indipendentemente da qualsiasi frazionamento o passaggio di proprietà. Qualora un'area a destinazione omogenea su cui esistono costruzioni che si devono o si intende conservare, venga frazionato allo scopo di costruire nuovi lotti edificabili, tutti gli indici e prescrizioni di Piano vanno comunque rispettati sia per le costruzioni conservate, sia per le nuove da edificare. A tale scopo, prima del rilascio della concessione i proprietari dovranno produrre agli Uffici Comunali copia di atto impegnativo trascritto alla Conservatoria dei Registri Immobiliari che vincoli totalmente o parzialmente l'area utilizzata ai fini del Computo Metrico.



ART. (5) SOSPENSIONE DELLA DOMANDA DI CONCESSIONE

Nei casi non interessati da piani particolareggiati, da piani di zona, da piani di lottizzazione, il Sindaco, sentita la Commissione Edilizia, potrà sospendere l'esame di domanda di concessione nel caso che i progetti relativi determinassero pregiudizi agli interessi urbanistico, ambientale, storico.
Entro sessanta giorni dalla richiesta, il Sindaco dichiarerà di proporre al Consiglio la delibera di redigere, per la zona interessata, un piano particolareggiato o un piano di lottizzazione convenzionata.



ART. (6) DINIEGO O RILASCIO SUBORDINATO DELLA CONCESSIONE

A norma dell'art. 31 della Legge 17 agosto 1942 oltre al disposto dell'art. 13 della Legge 10 del 28/1/1977 n. 1150 il Sindaco, sentito il parere della Commissione Edilizia, non rilascia la Concessione nelle zone non soggette a piano particolareggiato o a piano di lottizzazione quando le suddette zone siano in tutto o in parte carenti di opere di urbanizzazione primaria o secondaria e degli allacciamenti ai pubblici servizi.
Il rilascio della Concessione può essere subordinato all'impegno del richiedente di realizzare a sue spese le opere di urbanizzazione primaria e degli allacciamenti ai pubblici servizi o nel caso che l'A.C. preveda l'attuazione nel prossimo triennio delle opere di urbanizzazione primaria per quella zona.



ART. (7) ONERI DI URBANIZZAZIONE

Ogni attività comportante trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio partecipa agli oneri ad essa relativi.
Il rilascio della Concessione di cui alla Legge n. 10 del 28/1/1977 (artt. 1 e 3) è subordinato alla corresponsione di un contributo da parte dei richiedenti destinato alla creazione ed al potenziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria secondo modalità stabilite con deliberazione del Consiglio Comunale.


CAPITOLO 2° PIANIFICAZIONE ESECUTIVA
ART. (8) PIANI PARTICOLAREGGIATI DI ESECUZIONE

I piani particolareggiati. di esecuzione previsti dall'art. 13 della Legge Urbanistica del 17/8/1942 n. 1150 e successive modificazioni e dall'art. 35 della Legge Regionale n. 51 del 15/4/1975 sono redatti in base al programma di attuazione predisposto dall'Amministrazione Comunale.
I piani particolareggiati di esecuzione devono sviluppare le direttive e le previsioni programmatiche del P.R.G. senza porsi in contrasto con esso: non deve quindi concernere punti previsti e disciplinati dal P.R.G. ma solo specificare il contenuto con prescrizioni non previste esplicitamente dal P.R.G.



ART. (8/Bis) PIANI ATTUATIVI

I piani attuativi sono i piani di zona e i piani di lottizzazione convenzionata descritti negli articoli seguenti. L' A.C. nel momento della formulazione del piano pluriennale di attuazione secondo i disposti dell'art. 13 della Legge n. 10 del 28/1/1977 dell'art. 32 della Legge n. 51 del 15/4/1975 indicherà i P.A. da introdurre nei suddetti piani pluriennali di attuazione. Di norma in ogni P.A. dovranno essere definite le aree da riservarsi per l'edilizía economica e popolare e le aree per le lottizzazioní convenzionate.



ART. (9) PIANI DI ZONA

I piani di zona previsti nelle aree di espansione secondo i disposti della Legge n. 865 del 22/10/1971 sono redatti, in base al programma di attuazione predisposto dall'Amministrazione Comunale, secondo le indicazioni contenute nella Legge n. 167 del 18/4/1962, modificata dalla Legge n. 865 del 22/10/1971 modificata dalla legge n. 10 del 28/1/1977.



ART. (10) LOTTIZZAZIONI CONVENZIONATE

I piani di lottizzazione, previsti nelle aree di espansione o indicati successivamente dall'Amministrazione Comunale secondo quanto disposto dall'art. 5, sono redatti con le procedure e gli obblighi fissati dall'art. 8 della Legge 6/8/1967 n. 765 e dagli artt. 35 e 36 della Legge Regionale n. 51 del 15/4/1975.



CAPITOLO 3° DISCIPLINA DI ZONA


ART. (11) AZZONAMENTO GENERALE

Il territorio Comunale é stato suddiviso in zone territoriali omogenee (delimitate sulle tavole scala 1:2000).

Esse sono le seguenti:


1 ) ZONE A
(dei vecchi nuclei o di A1
pregio ambientale) A2
suddivise in:

2) ZONE B B1
(di completamento) B2
suddivise in: B3


3) ZONE C C1
(di espansione) C2
suddivise in: C3

4) ZONE D
(produttive) suddivise in:

D1 (zone produttive disperse)
D2 (zone produttive consolidabili)
D3 (zone produttive di completamento)
D4 (zone produttive di espansione)

5) ZONE E
(agricole) suddivise in:

E 1 (agricolo)
E 2 (boschivo)
E 3 (edifici e loro pertinenze non adibiti ad uso agricolo)

6) ZONE F (aree di uso pubblico di interesse comprensoriale)

7) ZONE G
(terziarie) suddivise in:

G 1 (esistenti)
G 2 (di nuovo insediamento)
G 3 (di terziario avanzato al servizio del produttivo)

L'uso delle singole zone è stabilito dagli articoli seguenti.
ART. (12) ZONE "A"

ZONA A1 : dei vecchi nuclei

I tipi di edilizia e di attività ammesse nei limiti e alle condizioni delle norme di polizia urbana se compatibili con le tipologie edilizie, sono quelli residenziali, di servizio pubblico o collettivo.
Sono ammissibili attività commerciali, artigianali di servizio, amministrative, direzionali, culturali, turistiche ricreative se presenti alla data di adozione del Piano Regolatore Generale.
E' ammissibile l'accoglimento di nuovi insediamenti per le attività sopradescritte solo se inquadrate in piani particolareggiati di esecuzione.

Gli interventi edilizi sono subordinati all'approvazione di piani particolareggiati con esclusione di:

 opere di ordinaria e straordinaria manutenzione, di consolidamento, di restauro senza aumento di volumetria, senza alterazione delle caratteristiche architettoniche, senza modifiche funzionali.

 opere di adeguamento igienico e tecnologico.

Nelle operazioni di risanamento conservativo, di trasformazione conservativa, di ristrutturazione ammessa nei p.p. le densità edilizie di zona e fondiarie non devono superare quelle preesistenti computate senza tener conto delle soprastrutture di epoca recente.
Le altezze non devono superare l'altezza dell'edificío preesistente senza tener conto di aggiunte di epoca recente.
Le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle preesistenti senza tener conto delle costruzioni aggiuntive di epoca recente o prive di valore storico, artistico e ambientale.
Per eventuali nuove costruzioni ammesse dai piani particolareggiati la densità fondiaria non deve superare il 50% della densità media della zona e non oltre i 3 mc/mq..
L'altezza massima ammissibile non può superare l'altezza degli edifici circostanti.



ZONA A2 : di pregio ambientale

Tipi di edilizia e di attività ammessi: residenziale, culturale, turistica e ricreativa.
Sono ammesse operazioni di straordinaria e ordinaria manutenzione e di ristrutturazione con adeguamenti igienici e tecnologici con un aumento di volume nella misura del 10% del volume esistente.
Le aree libere da costruzioni devono essere mantenute a verde con piantumazioni di alto e basso fusto.



ART. (13) ZONE "B"

1. Nelle zone "B" i tipi di edilizia e di attività ammessi sono i seguenti: residenziale, amministrativa, direzionale, commerciale, artigianale di servizio, culturale, ricreativa, turistica.
2. La distanza minima tra le pareti finestrate dei fabbricati è di mt. 10,00.
La distanza dai confini per pareti finestrate è di mt. 5.
3. Il rapporto tra l'altezza del fabbricato e la distanza intercorrente tra le pareti finestrate dei fabbricati non deve essere superiore a 1/1.
4. E' ammessa, nel caso di preesistente costruzione la distanza di mt. 3 dal confine e di mt. 6 tra le costruzioni per pareti non finestrate.





ZONA B1

La densità edilizia fondiaria massima è di 1,5 mc./mq.
L'altezza massima degli edifici sarà di mt. 14,00 con un numero massimo di piani fuori terra abitabili e agibili pari a quattro.

ZONA B2

La densità edilizia fondiaria massima è di 1 mc/mq. L'altezza massima degli edifici è di mt. 10,70 con un numero massimo di piani fuori terra abi tabili o agibilí pari a tre.



ZONA B3

La densità edilizia fondiaria massima è di 0,5 mc/mq.

L'altezza massima degli edifici è di mt. 7,50 con un numero massimo di piani fuori terra abitabili o agibili pari a due.
Sono autorizzabili opere di ampliamento di edifici costituiti da non più di due unità immobiliari catastali, per adeguamenti igienici e tecnologici nel limite massimo, una tantum, dei 15% del volume esistente, purchè siano rispettati gli altri parametri edilizi e con un massimo di 100 mc. per unità abitativa.



ART.(14) ZONE "C"

I tipi di edilizia ed attività ammessi sono: residenziale, culturale, turistica, ricreativa, commerciale, artigianale di servizio. Per le zone indicate con particolare segnatura nella tavola di piano l'attività edilizia ed urbanistica é subordinata all'approvazione preventiva di piani attuativi, oppure a permesso di costruire assistito da atto d'obbligo nel caso di identificazione con la sigla "LC".
In dette zone in base al 1 'art. 26 del la Legge 22 ottobre 1971 n'865 il comune indicherà le delimitazioni dei comprensori da sottoporre ai piani di zona ai sensi della Legge 18 aprile 1962 n'167.
La distanza tra le pareti finestrate é di mt.10,00 La distanza dai confini per pareti finestrate é di mt. 5,00.
Il rapporto tra l'altezza del fabbricato e la distanza intercorrente tra le pareti finestrate non deve essere inferiore ad 1/1.
Nel caso di Piani Attuativi oppure di permesso di costruire assistito da atto d'obbligo sono da prevedersi per uso pubblico aree nella misura di mq. 26,5 per abitante secondo l'art. 22 della Legge Regionale n° 51 del 15.4.1975.
Le aree ad uso pubblico già previste dal P.R.U.G. all'interno dei P.A. potranno essere diversamente localizzate.



ZONA C1

La densità edilizia fondiaria massima é dì 1,5 mc/mq. L'altezza massima degli edifici é di mt.10,70, con un numero massimo di piani fuori terra pari a tre.
Il Sindaco, sentito il parere della Commissione Edilizia, può imporre un'altezza minore ed un numero di piani inferiore, ferma restando la densità volumetrica prevista in considerazione di una migliore sistemazione planivolumetrica.
Le aree indicate nella tavola di piano con particolare segnatura riguardano i Piani di Zona già approvati in base alla Legge 18 aprile 1962 n° 167.





ZONA C2

La densità edilizia fondiaria, massima é di 1 mc/mq.
L'altezza massima degli edifici é di mt. 7,50 con un numero massimo di piani fuori terra pari a due.
Prescrizioni particolari:

Nell'ambito identificato in azzonamento con la sigla LC (lotti convenzionati):
 
1. la richiesta di titolo abilitativo a costruire deve avvenire mediante permesso di costruire corredato da certificazione degli Enti gestori dei sottoservizi di adeguatezza delle reti esistenti ovvero delle opere necessarie per adeguarli;
2. il progetto di edificazione deve contenere la puntuale verifica e dimostrazione delle corrette accessibilita' veicolari in avvicinamento al lotto e della circolazione dei mezzi all'interno di questo, senza che cio' possa determinare pregiudizio per l'edificazione di quelli adiacenti;
3. per ottenere l'efficacia del titolo abilitativo a costruire occorrerà che il soggetto richiedente presenti atto d'obbligo debitamente registrato e trascritto in cui si impegna a concorrere nelle spese od alla realizzazione di opere ritenute dall'Amministrazione necessarie per la zona in cui avviene l'edificazione ed a cedere o monetizzare in accordo con l'Amministrazione le aree per la realizzazionje delle opere di urbanizzazione secondaria nella misura minima non inferiore a 26,5mq/abitante (indice di 100 mc/abitante);
4.l'assenso a costruire deve contenere la certificazione dell'avvenuta positiva valutazione dell'impatto paesistico del progetto, effettuata ai sensi della DGR n.7/11045 del 8 novembre 2005 ai fini del corretto inserimento dei manufatti nel contesto circostante;
5.non sono comunque ammessi nell'ambito in questione trasferimenti volumetrici mediante atto di asservimento tra i lotti risultanti dalla mappa catastale che attesta la situazione della proprietà alla data di adozione della variante.
 
ZONA C3

La densità edilizia fondiaria massima é di 0,5 mc/mq.
L'altezza massima degli edifici é di mt.7,50 con un numero massimo di piani fuori terra pari a due.



ART. (15) ZONE OMOGENEE (D)

Le zone omogenee D sono relative alle attività del settore secondario destinate alla produzione, alla
trasformazione dei beni e alle attività ad esse connesse ossia:

 impianti industriali e artigianali

 impianti tecnologici di pertinenza degli impianti insediati attività direzionali e amministrative di pertinenza degli impianti insediati

 residenze al servizio degli impianti insediati

 depositi e magazzini al servizio delle attività industriali e artigianali

Le zone omogenee D sono suddivise in:

D1 = zone produttive disperse

D2 = zone produttive consolidabili

D3 = zone produttive di completamento

D4 = zone produttive di espansìone

I singoli parametri edilizi e urbanistici ammessi sono indicati nelle norme delle rispettive zone.
Le altezze degli elementi tecnologici (condotte, serbatoi, silos, fumaioli, ecc.) potranno raggiungere la quota funzionale a condizione che la soluzione sia compatibile con le caratteristiche ambientali, a giudizio del Sindaco, sentito il parere della Commissione Edilizia.
Gli elementi tecnologici non sono computati ai fini del calcolo dell'indice di utilizzazione fondiaria
e del rapporto di copertura.
Le distanze degli edifici dalle strade, fatto salvo quanto prescritto nelle tavole dì P.R.U.G. relativamente alle distanze di rispetto, sono pari all'altezza dei fabbricati che vi si prospettano con un minimo di m.5.
La distanza tra gli edifici é di m.10,00. Sono ammesse distanze inferiori nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani esecutivi con previsioni planivolumetriche.
La distanza degli edifici dai confini é di m.5,00.
E' ammessa la costruzione a confine previo accordo con atto di convenzione registrato tra i confinanti.
Nel caso di piani esecutivi di iniziativa pubblica o privata la dotazione minima di standards per attrezzature funzionali agli insedìamenti produttivi (parcheggi, verde ed attrezzature sportive, centri e servizi sociali, mense ed attrezzature varie) é fissata ai sensi dell'art. 22 della Legge Regionale n° 51/75 nella misura del 20% della superficie destinata agli ampliamenti o nuovi insediamenti.
Gli standards produttivi di pertinenza possono essere ìndividuati su aree interne al lotto insediato ovvero anche su aree non contigue previste con destinazione a standard produttivo nelle tavole di P.R.U.G.
Le aree ad uso pubblìco già previste dal P.R.U.G. all'interno dei P.A. potranno essere diversamente localizzate.

D1 = Zone produttive disperse

Comprendono le aree, interne alle zone residenziali, già totalmente interessate da insediamenti produttivi.
Sono consalidabili solo se resi compatibili attraverso la rimozione di tutte le cause di inquinamento ambientale eventualmente presenti e attraverso la ristrutturazione edilizia.
Entro due anni dall'approvazione della presente variante le aziende interessate devono presentare richiesta di concessione edilizia per il piano di adeguamento e ristrutturazione che, se approvato, deve essere realizzato entro tre anni, fatte salve altre previsioni di Leggi regionali e/o statali.
Sono ammessi, in assenza del piano di adeguamento e ristrutturazione, solo interventi di ordinaria manutenzione.
Nel caso di inadempienza l'A.C.considera l'attività aziendale incompatibile proponendo, ove lo ritenga necessario, attraverso una variante di piano, il cambio di destinazione di zona.

 Parametri urbanistici ed edilizi

Indice di utilizzazione fondiaria (IUF) 1,2 mq/mq.

Rapporto di copertura massimo (RC) 70% della sup. fondiaria

Altezza massima (H) m. 6,50



D2 = Zone produttive consolidabili

Comprendono le parti del territorio già interessate da insediamenti produttivi e destinate al consolidamento delle attività in atto purché compatibili con le funzioni ammesse nella norma generale delle zone D.

 Parametri urbanistici ed edilizi

Indice di utilizzazione fondiaria (IUF) : 0,70 mq/mq.

Rapporto di copertura massimo (RC) : 60% della sup. fondiaria

Altezza massima (H) : M.10,00

Previa approvazione di piani esecutivi di iniziativa pubblica o privata estesi all'intero comparto l'indice di utilizzazione fondiaria é elevato a lmq/mq. ed il rapporto di copertura al 70% della superficie fondiaria.






D3 = Zone produttive di completamento

Comprendono le parti di territorio già interessate da insediamenti produttivi ove esistano possibilità di ampliamento e nuova edificazione su lotti liberi o da piani esecutivi già approvati alla data di adozione della presente variante.

 Parametri urbanistici ed edilizi

Indice di utilizzazione fondiaria (IUF) : 0,70 mq/mq.

Rapporto di copertura massimo (RC) : 60% della sup. fondiaria

Altezza massima (H) : M.10,00



D4 = Zone produttive di espansione

Comprendono le parti del territorio previste per nuovi insediamenti in relazione all'esigenza di trasferire attività esistenti non compatibili con il tessuto urbano e all'esigenza di ridurre fenomeni di pendolarismo all'interno del bacino di utenza.
L'edificazione é consentita previa approvazione di piani esecutivi dì iniziativa pubblica (P.I.P.) o privata (P.L.) che garantiscono l'attuazione degli obbiettivi fissati nella presente norma.


 Parametri edilizi ed urbanistici

Indice di utilizzazione territoriale (IUT) : 0,60 mq/mq.

Rapporto di copertura massimo (RC) : 50% della sup. fondiaria

Altezza massima (H) : M.10,00



ART. (16) ZONE AGRICOLE (E)

Le zone "E" sono quelle relative all' attività nel settore primario intese non soltanto come funzione produttiva ma come funzione di salvaguardia del sistema idrogeologico, del paesaggio e dell'equilibrio ecologico e naturale. Sono suddivise in:

Zona E1 = zone agricole

Zona E2 = zone boschive

Zona E3 = edifici e loro pertinenze esistenti in zona agricola
non adibiti ad uso agricolo

La distanza degli edifici e delle strutture aziendali dai confini è di mt. 10. La distanza delle attrezzature aziendali ammesse nelle Zone E2 dagli edifici delle zone residenziali è di mt. 50. La distanza tra gli edifici è di mt. 10. La distanza degli edifici e delle strutture aziendali dalle strade è di mt. 10, salvo quanto prescritto nella tavola ............
L'altezza degli edifici e delle strutture è in funzione della attività aziendale con un minimo di mt. 6,00. Maggiori altezze, per strutture tecnologiche quali silos per la conservazione dei prodotti ricavati e/o per deposito di prodotti per alimentazione, sono ammesse, sentito il parere della commissione edilizia, previa presentazione del piano di sviluppo aziendale.
In base al comma 4 dell'art. 4 del D.M. 2/4/1968 sono da prevedersi aree nella misura di mq. 6 per ogni abitante insediato per l'istruzione e per le attrezzature di interesse collettivo.



E1 = ZONE AGRICOLE (art.16 BIS)

Le zone prative e a prato pascolo, individuano le aree interessate da manti di copertura erbosa per l'attività pascoliva e per l'attività foraggera e per le attività orticole e floricole.
Le funzioni ammesse sono quelle legate all'attività di allevamento (vacche da' latte, bovini da rimonta,bovini da carne, cavalli, greggi di ovi-caprini, ecc.) e di produzione e lavorazione dei prodotti tipici derivati (latticini, formaggi, insaccati, ecc.) e foraggera. Sono inoltre ammesse le attività specializzate orticole e floricole.
Gli interventi costruttivi sono ammessi in presenza di una superficie proporzionale prevista dal piano aziendale.
Sono ammessi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e ristrutturazione di edifici esistenti senza cambiamento di destinazione d'uso.
La densità fondiaria per i nuovi interventi per la parte residenziale è di 0,03 mc/mq. con un massimo
di mc. 900 per azienda mentre il rapporto di superficie coperta per le attrezzature e le infrastrutture aziendali non può superare il 10% dell'intera superficie aziendale: a tal fine è ammessa l'utilizzazione di tutti gli appezzamenti,anche non contigui, componenti l'azienda.
In tutte le aree computate ai fini edificatori è istituito il vincolo di non edificazione debitamente trascritto presso i registri immobiliari.
La densità fondiaria per le attività specializzate orticole e floricole per la parte residenziale è di mc. 0,06 per mq. mentre il rapporto di superficie coperta per le attrezzature e le infrastrutture produttive non può superare il 10% della superficie aziendale.
Per le serre è ammesso un rapporto massimo di superficie coperta del 40%,della superficie dell'area interessata. Le concessioni edilizie possono essere rilasciate esclusivamente ai soggetti previsti al comma a) e b) dell' art. 3 della Legge Regionale n° 93.
Sono ammesse recinzioni di tipo arboreo, in legno, con paline e rete metallica: non sono ammesse in nessun caso recinzioni di tipo murario.



E2 = ZONE BOSCHIVE

Le zone boschive individuano le aree interessate da vegetazione di alto e basso fusto, cedui e non compresi i suoli ove siano presenti anche elementi naturali importanti.
Queste zone sono destinate a svolgere una funzione di equilibrio con l'habitat antropico e quindi da salvaguardare da insediamenti permanenti e da attività fisse.
Le zone boschive vanno intese anche e soprattutto in senso produttivo: pertanto saranno consentiti quegli interventi necessari al razionale sviluppo di tale attività quali l'apertura di eventuali strade di servizio alle coltivazioni e strutture di tipo consortile, localizzate in punti nodali, per il ricovero e la lavorazione dei prodotti.
Sono escluse tutte le alterazioni e mutazioni di destinazione d'uso del suolo in assenza del Piano Agricolo (art. 2, 11, 19 della Legge Regionale n° 8 del 1976 e art. 17 della Legge n' 991 del 25.7.1952 e art. 2 e 7 della Legge Regionale n° 8 del 27.1.1977).
Sono ammessi nuovi interventi, per la parte residenziale, nei limiti previsti del punto b) dell'art.2 della
Legge Regionale n° 93 (mc.0,01 per mq. con un massimo di mc. 400 per azienda) mentre per le attrezzatture e le infrastrutture produttive il rapporto di superficie coperta non puo superare il 10% dell'intera superficie aziendale: a tal fine è ammessa l'ultilizzazione di tutti gli appezzamenti, anche non contiqui componenti l'azienda.
Su tutte le aree computate ai fini edificatori è instituito il vincolo di non edificazione debitamente trascritto presso i registri immobiliari. Sono ammesse recinzioni in legno limitatamente all'area di ambito delle strutture edilizie e comunque di dimensione non superiore a cinque volte la superficie coperta degli edifici stessi.
La concessione per gli interventi ammessi può essere rilasciata esclusivamente ai soggetti previsti dal comma a) e b) dell'art. 3 della Legge Regionale n° 93.



E3 = EDIFICI E LORO PERTINENZE ESISTENTI IN ZONA AGRICOLA NON ADIBITI AD USO AGRICOLO

1° In base ai disposti del comma c) dell'art. 1 della legge regionale n'93 del 7.6.1980 queste zone individuano gli edifici ed aree di pertinenza in zona agricola non adibiti ad usi agricoli che si intendono mantenere nello stato di fatto.

2° Sono ammessi gli interventi edilizi di cui all'art. 31 comme a),b),c) d) della Legge 457.

3° Nel caso di adeguamenti igienici e tecnologici sono consentiti incrementi volumetrici nella misura massima del 15% del volume esistente.

4° Sono ammesse recinzioni di tipo arboreo, in legno, con paline e rete metallica delle aree di pertinenza, definite nelle tavole di P.R.U.G.



ART. (17) ZONE "F"

Aree per attrezzature pubbliche di interesse comprensoriale.( Art. D.M. 2.4.1968)

Esse riguardano in particolare aree per la formazione di parchi pubblici, aree per le attrezzature per l' istruzione superiore all'obbligo e aree per strutture tecnologiche.
Nelle aree previste per le strutture per l'istruzione superiore all'obbligo, valgono le relative disposizioni ministeriali in ordine al tipo di attrezzatura che si intende insediare.
Nelle aree per le strutture tecnologiche valgono le norme ed i parametri edilizi di cui all'art. 18 comma 3, 4 e 5 delle presenti N.T.A.



ART. (17) bis ZONE OMOGENEE "G"

Le zone omogeneee G sono le parti del territorio destinate agli insediamenti terziari quali commercio, trasporti, credito, assicurazioni, attività turistico ricettive, culturali, direzionali.

Le zone G sono suddivise in:

GI = Zone terziarie esistenti

G2 = Zone terziarie di nuovo insediamento

G3 = Zone di terziario avanzato al servizio del produttivo

I singoli parametri edilizi ed urbanistici ammessi sono indicati nelle norme delle rispettive zone.
Le distanze degli edifici dalle strade, fatto salvo quanto prescritto nelle tavole di P.R.U.G. relativamente alle distanze di rispetto, sono pari all'altezza dei fabbricati che vi si prospettano con un minimo di m.5,00.
La distanza tra gli edifici é di m.10,00.
La distanza degli edifici dai confini é m.5,00.
Per gli ampliamenti e le nuove costruzioni sono da prevedersi in base all' art. 22 del la Legge Regionale 51 /75 aree per uso pubblico nella misura del 100% della superficie lorda di pavimento.
Di tali aree almeno la metà dovrà essere destinata a parcheggio di uso pubblico.E' ammessa la realizzazione degli stessi anche in piani interrati o sulle terrazze di copertura.
Sono esclusi dal computo dei volumi e del numero dei piani le autorimesse interrate realizzate per il soddisfacimento della dotazione degli standards.
In tutte le zone G é ammessa la residenza al servizio nella misura massima del 10% del volume ammissibile.

G1 Zone terziarie esistenti

Comprendono le parti del territorio già interessate da insediamenti terziari e destinate al consolidamento delle attività in atto.

 Parametri edilizi ed urbanistici

Indice di densità fondiaria : 2 mc/mq.

Rapporto massimo di copertura : 40 % della sup. fondiaria

Numero dei piani : n° 3

Altezza massima : m. 10,70



G2 Zone terziarie di nuovo insediamento

Comprendono le parti del territorio previste per nuovi insediamenti.
L'edificazione é consentita previa approvazione di piani esecutivi di iniziativa privata.

 Parametri edilizi ed urbanistici

Indice di densità territoriale : 2 Mc/mq.

Rapporto massimo di copertura : 40% della superficie

Numero massimo dei piani : n° 3

Altezza massima : m.10.70



G3 Zone di terziario avanzato al servizio del produttivo

Comprendono le parti del territorio destinate ad insediamenti per attività direzionali e amministrative, per lo sviluppo, la commercializzazione ed esposizione dei prodotti al servizio del sistema produttivo.


 Parametri edilizi e urbanistici:

Indice di densità fondiarìa : 2 mc/mq.

Rapporto massimo di copertura : 40% della sup. fondiaria

Numero dei piani : : n° 3

Altezza massima: : : m.10,70


ART. (18) AREE DESTINATE A FORMARE SPAZI DI USO PUBBLICO
(Art. 3 D.M. 2.4.1968)

Esse riguardano in particolare le aree per l'istruzione (scuole materne, scuole dell'obbligo), per attrezzature di interesse collettivo (religiose, culturali, sociali, assistenziali. sanitarie, amministrative) per spazi pubblici attrezzati a parco per il gioco e lo sport, per parcheggio.
Nelle aree per l'istruzione valgono le relative norme ministeriali.
Nelle aree per attrezzature di interesse collettivo la densità edilizia fondiaria massima é di 3 mc/mq., l'altezza massima é pari alla massima consentita nelle zone residenziali adiacenti per maggior perimetro.
La distanza.degli edifici dai confini é di m.5,00, tra gli edifici é di m.10,00.
Il rapporto tra l'altezza del fabbricato e la distanza tra i fabbricati non sarà superiore a 1/1.
Nelle aree per attrezzature di interesse collettivo AR é consentita la realizzazione degli edifici di culto, della residenza del personale addetto e delle altre attrezzature connesse a tale attività religiosa di culto (catechistica, culturale, sociale, ricreativa, ecc.) di proprietà e di gestione dell'ente istituzionalmente competente, mediante concessione edilizia semplice.
La servitù di uso pubblico di tali attrezzature é soddisfatta mediante l'attività di servizio di interesse comune che gli enti religiosi e di culto forniscono alla comunità in adempimento dei propri fini di istituto.
Per le aree con destinazione in atto ad attività religiosa e di culto e contrassegnate sulle tavole grafiche di P.R.U.G. con il simbolo AR si intende confermata la destinazione suddetta e l'utilizzazione specifica delle relative attrezzature.




ART. (19) ZONE DI RISPETTO

Sono le zone:

 di rispetto stradale

 di rispetto dei corsi d'acqua

 di rispetto sulle aree produttive

 di rispetto cimiteriale



ZONE DI RISPETTO STRADALE

Comprende le parti del territorio comunale destinate a formare fasce inedificate a rispetto delle strade. Nelle zone di rispetto stradale è vietata l'edificazione e di conseguenza le aree soggette a vincolo non sono computabili ai fini della volumetria salvo il caso che ciò non sia previsto nella tavola di azzoramento. Possono essere ammessi:

 parcheggi scoperti pubblici e privati conteggiabili per il rispetto degli standards

 strutture di servizio al traffíco veicolare

 strutture tecnologiche relative a opere di urbanizzazione primaria

 strade al servizio dell'edificazione che si sviluppano fuori dalla fascia di rispetto e/o al servizio delle strutture ammesse
 recinzioni trasparenti realizzate con paline e rete metallica e cordolo in calcestruzzo altezza massima cm. 50.

Per gli edifici esistenti nelle fasce di rispetto sono consentiti interventi di straordiaria manutenzione, restauro, ristrutturazione, adeguamenti igenici e tecnologici senza incrementi di volume.



ZONE DI RISPETTO CIMITERIALE

Nelle zone di rispetto cimiteriale é esclusa qualsiasi edificazione. E' ammissibile la creazione di parcheggi pubblici all'aperto.



ZONE DI RISPETTO DEI CORSI D'ACQUA

Nelle zone di rispetto dei corsi d'acqua sono vietate nuove edificazioni e depositi.Le aree scoperte devono essere tenute a verde.
Sono ammesse, per le costruzioni esistenti con funzioni residenziali, operazioni di ordinaria e straordinaria manutenzione, di consolidamento, di adeguamento igienico e tecnologico, senza aumento di volumetria, senza alterazione delle caratteristiche architettoniche.



ZONE DI RISPETTO NELLE AREE PRODUTTIVE

Comprendono le parti del territorio destinate a formare fasce inedificate di rispetto degli insediamenti produttivi. Nelle zone di rispetto é vietata l'edificazione; le aree soggette a vincolo sono però computabili ai fini della volumetria. Possono essere ammessi:

 parcheggi privati conteggiabili per il rispetto degli standards

 strade al servizio degli insediamenti

 strutture tecnologiche relative ad opere di urbanizzazioni primarie purché completamente interrate

Le zone di rispetto devono essere piantumate con alberature di alto fusto. Per gli edifici esistenti nelle fasce di rispetto sono consentiti iriterventi di straordinaria manutenzione.



RT. (20) DENSITA' EDILIZIA

La densità fondiaria, calcolabile ai fini della definizione del volume costruibile su ogni singolo lotto è il volume edificabile su un metro quadrato di superficie fondiaria, intendendo per tale il complesso delle aree edificabili al netto delle aree a destinazione pubblica.






ART. (21) VOLUME DEGLI EDIFICI

Il volume degli edifici è determinato dal computo del volume vuoto per pieno dei vani fuori terra, interrati o seminterrati o contenuti in coperture con caratteristiche tali da determinare le condizioni di abitabilità o agibilità.
Dal computo del volume sono esclusi:

 i volumi interrati o seminterrati (intendo per seminterrati i volumi interrati per i 2/3 della loro altezza netta) delle autorimesse strettamente connesse con l'insediamento proposto nei limiti stabiliti dall'art.27 delle presenti norme;

 i volumi dei portici aperti su tre lati;

 i volumi delle logge;

 i volumi delle attrezzature tecnologiche e di servizio interrati o seminterrati o emergenti delle coperture.


CAPITOLO 4° INDICI E NORME DI EDIFICAZIONE


ART. (22) ALTEZZA MASSIMA DEI FABBRICATI

Costituisce il limite massimo sul piano verticale oltre il quale le costruzioni non possono elevarsi. E' espressa in metri.

Si misura dalla quota del pavimento del primo piano fuori terra, purchè contenuto nel limite massimo di 1,10 mt. dal piano di campagna originario, alla quota d'imposta del tetto, o alla quota di colmo (sottotrave) nel caso di coperture a falde con pendenze pari o superiori al 40%.

Nel caso di coperture piane, si misura fino alla quota di intradosso del solaio di copertura.

Nel caso di coperture ad arco, si misura fino al piano d'imposta dell'arco, o fino al vertice dell'intradosso dell'arco nel caso di "monta" pari o superiore a mt. 2,00.

Nel caso di edifici industriali o ad essi assimilabili l'altezza si misura con riferimento all'intradosso delle travi di sostegno della copertura. Nel caso di pannellatura perimetrale eccedente l'altezza di mt. 1,20 rispetto all'intradosso della trave di sostegno della copertura o della catena l'altezza dell'edificio si misura sino al punto più alto del pannello.

Sono esclusi dalla misurazione dell'altezza massima delle costruzioni: i vani scala, i vani corsa degli ascensori e simili se non superano l'altezza minima e tecnica necessaria. Sono altresì esclusi dalla misurazione i parapetti di protezione in muratura solamente se non superano l'altezza di mt. 1,20.

Nel caso di superamento dei limiti sopra indicati, la misurazione dell'altezza massima della costruzione verrà effettuata sommando anche l'altezza dei componenti l'edificio sopra descritti.

Nel caso di terreni in pendenza l'altezza viene determinata sulla media della quota minima e massima del terreno su cui insiste l'edificio.



ART. (23) NUMERO DEI PIANI

Il computo del numero dei piani è fatto a partire dal primo solaio avente locali abitabili o agibili che si sopraeleva dalla minor quota del terreno sistemato, sino all'ultimo piano con locali abitabili anche di sottotetto, comprendente eventualmente anche i piani arretrati parzialmente o totalmente lungo tutto il perimetro dell'edificio.



ART. (24) DISTANZE

Le distanze tra i fabbricati sono regolate dall' art. 9 del D.M. 2/4/1968 e contenute, con le distanze dai confini, nelle prescrizioni particolari di zona.
Nelle zone classificate B i proprietari di due lotti contigui possono stabilire, previa convenzione con l'Amministrazione Comunale di costruire contemporaneamente a confine di proprietà, purchè non ostino motivi di ordine estetico ed igienico.
La costruzione in aderenza è consentita anche nel caso di preesistente costruzione del vicino a confine.
Nel caso di formazione di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nelle prescrizioni particolari di zona.




ART. (25) DETERMINAZIONE DELLE DISTANZE

Le distanze tra gli edifici vengono misurate sulle rette orizzontali che individuano il minor
distacco tra gli elementi che si considerano, compresi i volumi aggettanti.
Le distanze dal confine vanno verificate dal punto della facciata più vicina ad esso misurando in senso ortogonale al confine.



ART. (26) DISTANZA DEI FABBRICATI DALLE STRADE

Le distanze degli edifici dalle strade, salvo quanto specificatamente indicato nelle tavole di PRUG, sono così definite:

 fuori dal perimetro del centro abitato e dagli insediamenti previsti dal PRUG, distanze minime stabilite dall'art. 4 del D.I. del 2/4/1968

 entro il perimetro del centro abitato e degli insediamenti previsti per:

Le zone A le distanze degli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computati senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale.
Nel caso di nuove costruzioni ammesse nelle zone A2, di ricostruzioni conseguenti a demolizioni con modificazione del sedime originario di ampliamenti di norma la distanza dal ciglio stradale dovrà essere.di mt. 5.
Nelle altre zone, salvo diversa previsione in presenza di piani esecutivi, le distanze debbono corrispondere alla larghezza stradale maggiorata di:
- mt. 5,00 per strade di larghezza inferiore a mt. 7,
- mt. 7,50 per strade di larghezza compresa tra mt. 7 e mt. 15,
- mt.10,00 per strade di larghezza superiori a mt. 15
Gli arretramenti minimi di cui sopra si applicano alle opere di sostegno del terreno la cui altezza media superi mt. 1,50.

Nel calcolo per le distanze dal ciglio stradale occorre ritenere che la sede stradale, salvo quanto indicato nelle tavole di PRUG, misurerà mt. 6,50 per strade di progetto, mentre per le strade esistenti varranno le sezioni attuali.



ART. (27) AREE PER PARCHEGGI DI AUTOVEICOLI

Nelle nuove costruzioni devono essere riservate apposite aree da adibire a parcheggi per autoveicoli nelle seguenti misure:

a) per edifici residenziali, negozi commerciali o artigianali, studi professionali ecc. 1 posto macchina ogni 80 mq. di superficie lorda abitabile o adibita agli usi di cui sopra;

b) per edifici commerciali, centri di vendita, istituti bancari, magazzini, alberghi 1 posto macchina ogni 30 mq. di superficie lorda dei vari piani adibiti alle attività connesse;

c) per gli edifici industriali o artigianali 1 posto macchina ogni 100 mq. di superficie lorda dei vari piani d'attività e dei servizi connessi.



CAPITOLO 5° DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

ART. (28) EDIFICI PRODUTTIVI IN ZONE DIVERSE DA QUELLE "D"

Edifici ed impianti esistenti in zone diverse da quelle D con destinazione industriale o artigianale di produzione o di servizio ad essa assimilabile.

a) Se svolgono attività insalubri, a giudizio del Sindaco sentiti gli Uffici Comunali e la Commissione Edilizia, sono vietate:

 opere di ampliamento edilizio, ristrutturazioni od incrementi del potenziale produttivo, modifiche dei tipi di destinazione industriale o artigianale.

b) Se svolgono attività non insalubri, a giudizio del Sindaco sentiti i pareri degli Uffici Comunali e la Commissione Edilizia, sono autorizzabili:

 incrementi volumetrici del 25% del volume esistente sul fondo, sempre che siano rispettate le norme di distanza dai confini e tra gli edifici esistenti nella zona, una tantum, per soli miglioramenti igienici, tecnologici e funzionali.



ART. (28/bis) EDIFICI RESIDENZIALI IN ZONE AGRICOLE

Gli edifici residenziali esistenti in zone agricole possono subire operazioni di straordinaria ed ordinaria manutenzione con adeguamento igienico e tecnologico con un aumento massimo di volume nella misura del 15% del volume esistente.

Gli eventuali adeguamenti volumetrici dovranno essere effettuati entro cinque anni dalla data di approvazione del P.R.G. sempre che siano rispettate le distanze dai confini e tra gli edifici esistenti nella zona.



ART. (29) ADEGUAMENTO DEGLI EDIFICI

Gli edifici esistenti non conformi alle prescrizioni delle presenti norme, dovranno, in caso di ricostruzione o di sostanziale riforma, adeguarsi alle disposizioni delle presenti norme.



ART. (30) AREE COMPRESE IN ZONE DIVERSE

Qualora un'area venga compresa in zona a diversa classificazione, la fabbricazione da attribuire all'area stessa sarà pari alla somma dei volumi realizzabili in base alle norme delle rispettive zone.
Nel caso risultassero diverse per le diverse zone l'altezza, il numero dei piani, la distanza dai confini e tra gli edifici, il Sindaco, sentita la Commissione Edilizia, determinerà i criteri di applicazione in funzione dal più corretto inserimento dell'edificio nell' ambiente.



ART. (31 FACOLTA' DI DEROGA)

Il Sindaco ha la facoltà di concedere licenze edilizie in deroga alle presenti norme di attuazione, secondo i disposti della Legge 21/12/1955 n. 1357 e della Legge 6/8/1967 n. 765. 

 
ART.(32) - PARCO LOCALE DI INTERESSE SOVRACOMUNALE "SORGENTI DEL TORRENTE LURA"


Obiettivi:
Obiettivo primario del Parco è la conservazione e la ricostituzione dell'ambiente fluviale del Torrente Lura e delle aree agricole-boscate del suo intorno, con finalità sia paesistico-naturalistiche, sia ricreativo-fruitive. Le azioni di tutela saranno inoltre collegate alla riqualificazione del sistema dei sentieri, alla valorizzazione degli elementi storici, architettonici e alla riduzione del rischio idraulico.

Disposizioni generali:
1. Le tavole di azzonamento del PRG individuano con apposita simbologia il perimetro del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (P.L.I.S) denominato "Parco delle Sorgenti del Torrente Lura", ai sensi dell'art. 34 della L.R. 30 novembre 1983 n. 86 e successive modificazioni

2. Il vincolo a Parco Locale di Interesse Sovracomunale, di natura urbanistica ed ambientale, si sovrappone alla disciplina di zona delle diverse aree in esso ricompresse, non modificandone la destinazione funzionale.

3. Le previsioni delle presenti norme emanate in modo omogeneo per tutti i comuni facenti parte il Parco sono state modificate ed integrate per il Comune di Lurate Caccivio in recepimento di norme sopravvenute ed a miglior precisazione di alcuni aspetti connessi alla salvaguardia. Fino all'adozione del "Programma Pluriennale degli Interventi " (che detterà specifici regolamenti tecnici secondo quanto disposto dagli articoli 7.1 e 7.5 della D.G.R. 1 ottobre 2001 n. 7) si applicano all'interno del perimetro di parco i disposti delle presenti norme, che risultano, prevalenti sulla disciplina delle diverse zone ricompresse nel parco.

4. Zone Agricole. Per quanto riguarda gli ambiti agricoli, sono consentiti e dichiarati compatibili tutti gli usi e le destinazioni connesse allo svolgimento dell'attività agricola, cosi come definiti nelle N.T.A. dei P.R.G. comunali. Non sono invece consentiti interventi edilizi riconducibili a soggetti privi dei requisiti di cui all'art.3 L.R. 93/80, sono possibili invece interventi legati alla L.R. 3/92 concernete l'attività agrituristica. In generale in queste zone, le tipologie delle nuove costruzioni, dovranno ispirarsi alla tradizione locale dell'architettura rurale e alle funzioni ad essa compatibili; utilizzando quindi in modo privilegiato materiali tradizionali come legno, mattoni, pietra, coppi. L'uso di altri materiale dovrà essere motivato, rispetto al contesto paesistico in cui si colloca. Particolare attenzione andrà rivolta al mantenimento e al recupero delle strade poderali e dei tratturi, attraverso materiali ambientalmente compatibili e poco impattanti.

5. Zone boscate. Nelle zone boscate non è consentito:
* recintare i terreni, fatta eccezione per le delimitazioni provvisorie con staccionate di legno, a protezione delle macchie di nuova vegetazione (anche spontanea) o delle zone oggetto di intervento di riforestazione, ovvero delle aree che debbano essere temporaneamente escluse dalla libera fruizione ai fini della loro salvaguardia, per scopi di studio o ricerca scientifica, per gli interventi previsti dalla L.R. 26/93 in materia di ripopolamento faunistico, o per ragioni di pubblica incolumità, previa autorizzazione comunale;
* il cambio di destinazione d'uso.

6. Recinzioni. Sono consentite all'interno del perimetro del parco (per qualsiasi tipo di zona omogenea) solo recinzioni realizzate esclusivamente dai soggetti aventi titolo ai sensi dell'art. 60 della Legge Regionale 11 marzo 2005 n. 12, limitatamente ad una superficie di pertinenza aziendale non superiore a cinque volte la superficie coperta degli edifici realizzati. Sono consentite solo recinzioni realizzate sia con paletti di legno o metallici, conficcati nel terreno e completati con tre ordini filo di ferro o traversi in legno o rete metallica opportunamente integrata con l'ambiente; sia costituite esclusivamente da essenze vegetali. Qualsiasi tipo di recinzione dovrà inoltre rispettare e garantire il mantenimento delle servitù di passaggio a livello di sentieri comunali, intercomunali, consortili e quelli riportati eventualmente nell'azzonamento di P.R.G. e sufficienti varchi a terra per il transito della fauna di taglia minuta che popola il sottobosco. Non sono comunque in nessun caso ammesse recinzioni cieche e/o con quinte murarie.

7. Ambiti edificati sparsi. La disciplina urbanistica di tali ambiti ad edificazione consolidata (zone A, B e zone E agricole), ricompresi all'interno del perimetro di parco, è demandata alle apposite norme di zona (NTA) del Piano Regolatore Generale(PRG) del singolo comune.

8. Ambiti fluviali del Torrente Lura. Per quanto riguarda queste aree si applicano gli indirizzi di tutela e promozione dettati dal Contratto di Fiume Olona - Bozzente - Lura della Regione Lombardia (Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale - L.R. 14 Marzo 2003 N. 2)

9. Sono in generale vietati:
* la realizzazione di nuove derivazioni o captazioni d'acqua ed interventi che modifichino il regime idrico o la composizione delle acque fatti salvi i potenziamenti degli acquedotti comunali, i prelievi temporanei funzionali alle attività agricole o agli insediamenti esistenti che comunque non incidano sull'alimentazione delle zone umide e che siano espressamente autorizzati dagli enti competenti;
* opere di regimazione, difesa e sistemazione idraulica (briglie, argini, scogliere, pennelli, ecc.), opere di attraversamento (ponti, passerelle pedonali, strade per piste ciclabili, guadi, sottopassi pedonali, ecc.) che comportino una riduzione della sezione dell'alveo e che non abbiano come scopo il ripristino della manomessa funzionalità idraulica;
* l'apertura di nuove cave e la realizzazione di discariche di rifiuti e depositi permanenti di materiali dismessi e l'esercizio di qualsiasi attività che determini modifiche della morfologia del suolo, qualsiasi esso risulti nello stato di fatto al momento dell'adozione delle presenti norme;
* la costruzione e la modificazione di strade e infrastrutture in genere, ad eccezione di quelle ad opera degli enti gestori dei servizi esistenti e fatto salvo quanto strettamente finalizzato alle attività agricole e ricreatorie di interesse pubblico ed espressamente autorizzato dagli enti competenti;
* la realizzazione di barriere e recinzioni sulle strade vicinali ed interpoderali che possano limitare la fruibilità ed il pubblico transito ciclopedonale;
* i tagli dei boschi e più in generale gli interventi che mutino la destinazione a bosco dei suoli o comportino una trasformazione d'uso dei boschi, fatto salvo quanto direttamente eseguito dagli enti competenti ovvero dagli stessi autorizzato, ed in ogni caso favorendo la diffusione delle specie tipiche locali, e ove possibile, la conversione dei cedui in cedui composti e in boschi d'alto fusto
* l'accensione di fuochi all'aperto, ad esclusione degli ambiti edificati e fatte salve le effettuazioni di ripulitura nell'ambito delle attività agro-forestali, consentite ed autorizzate dagli enti competenti

10. Nelle aree corrispondenti alla rete ecologica provinciale sono escluse le seguenti attività:
* l'edificazione e il mutamento di destinazione d' uso del suolo, con le seguenti eccezioni:
- la costruzione della sola struttura edilizia strettamente pertinente la conduzione dei fondi agricoli, nel rispetto delle disposizioni di cui al titolo terzo della parte seconda della L.R. 12/2005, "Legge per il Governo del Territorio", limitatamente alle aziende agricole con attività diretta esclusivamente alla coltivazione del fondo, all'allevamento e alla silvicoltura;
- i mutamenti d'uso del suolo finalizzati alla conservazione e al miglioramento dell'ambiente naturale e alla tutela idrogeologica, da conseguirsi prioritariamente mediante tecniche di ingegneria naturalistica;
- la realizzazione di piste forestali, piste ciclabili ed altre vie verdi (greenways);
* la chiusura di sentieri esistenti e di altre vie verdi (greenways), salvo per esigenze di incolumità pubblica e di tutela ambientale;
* l'alterazione delle tipologie dei materiali di sentieri e manufatti di valore storico-testimoniale;
* la distruzione o l'alterazione di zone umide, vegetazioni di brughiera e prati magri;
* l'introduzione nell'ambiente naturale di specie e sottospecie arboree ed arbustive estranee agli ecosistemi presenti nel territorio provinciale e ai relativi orizzonti fitoclimatici; tale prescrizione non si estende alla coltivazione di specie di utilizzo agricolo, né si applica nei giardini pubblici e privati;
* l'immissione nell'ambiente naturale di fauna appartenente a specie e sottospecie non autoctone del territorio provinciale.








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